Mostri. La dimensione dell’oltre.

19-10-2021

Il Museo Civico di Crema e del Cremasco ospita nelle Sale Agello dal 23 ottobre al 12 dicembre 2021 la rassegna espositiva Mostri. La dimensione dell’oltre, a cura di Silvia Scaravaggi, una raccolta di 112 opere su carta, tra grafiche, libri e illustrazioni, dedicate alle figure del mostruoso nella letteratura e nell’arte, dall’Ottocento fino a oggi, molte delle quali prestate dallo storico dell’arte Emanuele Bardazzi che ha avuto un ruolo chiave nello sviluppo dell’esposizione e nella stesura del catalogo.

Il percorso della mostra si è mosso su due linee – un filone fantastico-onirico e un filone simbolico-esoterico – e indica, con l’immediatezza dell’iconico satiro di Austin Osman Spare, straordinario artista inglese, in Italia ancora troppo poco noto, i riferimenti a cui tutto l’itinerario espositivo guarda.

La riflessione condotta è strettamente legata all’importanza del mostro nel rendere l’uomo consapevole della presenza di un’altra dimensione. Non ci si è concentri sul concetto di deformità, sugli aspetti della teratologia, mentre si è indagata, attraverso un percorso tra l’arte grafica e il libro illustrato, un’etica del superamento in cui si condensa una rivoluzione: l’accoglimento dell’alterità, l’ammissione di una realtà flessibile e fluttuante, affatto definitiva o rigida. Il mostro nell’esposizione, che è stata resa tale grazie alla concorrenza di due preziose collezioni d’arte private di Milano e Firenze, è inteso come figura di rivelazione. Mostro è rivelazione di qualcosa che doveva restare occulto e improvvisamente riappare: la mitologia, le divinità, il rapporto dell’uomo con la natura, gli esseri soprannaturali, i simboli legati non solo a taluni rituali bensì anche a cruciali momenti storici e sociali, di cui sono riflesso spesso rivelatore.

Il mostro entra nell’immaginario dell’uomo fin dall’origine e in ogni cultura e tradizione. Per cogliere appena l’ampiezza e varietà della sua presenza, almeno nella letteratura occidentale, è sufficiente pensare alla Divina Commedia di Dante, al Paradiso Perduto di Milton, o ai più recenti Dracula di Braham Stoker, Dottor Jekyll e Mister Hyde e Frankestein di Mary Shelley. Le mutevoli forme del mostruoso, accompagnate da fascino e timore, in bilico tra luce e oscurità, abitano narrazioni e illustrazioni, ma, per quanto multiforme il mostro possa apparire, egli è sempre un simbolo posto lungo un confine, una soglia che offre accesso a un orizzonte ignoto, a un abisso sconosciuto o che riporta in superficie elementi accantonati, temi celati e diversità negate.

Alcuni mostri hanno un nome proprio, sono Lilith, Lucifero o Satana, Frankenstein o Dracula, alcuni mostri hanno un pubblico, adulto o giovane. Scopriamo tendenze e predilezioni guardando nella ricerca artistica a partire dagli anni a cavallo tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Un momento in cui, nuovamente come già accaduto in precedenti periodi storici, uno fra tutti il Medioevo, l’attenzione si sposta su ciò che è irrazionale, inconscio. Studiosi, artisti, letterati si dirigono verso il superamento delle barriere del reale e dell’intellegibile e ciò accade anche come stretta conseguenza di un mondo illuminista che aveva migliorato la visione razionale della vita ma al contempo forzato troppo nella direzione del positivismo, conducendo inevitabilmente gli intellettuali, gli artisti e le anime curiose verso l’ignoto. Nell’esposizione il percorso di conoscenza del mostro ha inizio nella seconda metà dell’Ottocento e celebra quello straordinario momento di fervore artistico e culturale capace di valorizzare come mai prima e, forse, mai in seguito, la fascinazione dell’invisibile, dell’irrazionale, dello sconosciuto.

«Nella poesia in quartine del 1859 L’irrémédiable – che tradotta in italiano L’irrimediabile perde la suggestione dell’assonanza del finale diable, che pare evocare il diavolo e il maligno menzionati nei versi – Charles Baudelaire descrive un’idea, una forma, una creatura che, partita dall’azzurro, precipita in uno Stige di melma e di piombo dove l’occhio del Cielo non penetra. È un angelo, imprudente viaggiatore tentato dall’amore del difforme, che si dibatte come un nuotatore in fondo a un incubo enorme. In questo viaggio verso l’Oltre, è come un dannato senza candela che incede sull’orlo dell’abisso dove vegliano mostri vischiosi, i cui enormi occhi di fosforo rendono il buio ancora più nero». Emanuele Bardazzi apre così il suo saggio in catalogo, facendoci immergere subito nell’atmosfera da cui prende avvio il percorso dell’esposizione, attraverso alcune delle più straordinarie figure immaginate e fissate dagli artisti nella grafica. Si parte da Félicien Rops, che condivise con Baudelaire l’amour du difforme, l’amore per la bellezza strana, irregolare, malata, tendente al macabro e la passione per lo scheletro. La morte precoce del poeta interruppe il loro sodalizio, ma non impedì a Rops di intraprendere in seguito una straordinaria carriera di artista scandaloso e trasgressivo per eccellenza, prediletto da poeti e letterati come Barbey d’Aurevilly, Péladan, Huysmans e Verlaine.

Cruciali movimenti culturali – sottolinea ancora Bardazzi – «il Decadentismo e il Simbolismo amavano rivelare l’anima spleenètica e maudit della Belle Époque con le sue torbide correnti sotterranee. Il sentimento sensual-demoniaco diventava una sorta di catarsi mistica e trascendentale da cui farsi rapire dimenticando le contingenze e i calcoli della vita quotidiana ordinaria».

Il viaggio nei meandri occulti di quell’epoca tormentata dal malessere moderno, attraverso la sua ipersensibilità verso il buio e l’ignoto che scardina le regole consentite, fa emergere il paradigma della mostruosità e dell’ibrido antinaturale come ribellione e sfida libertaria contro la falsa armonia della norma e delle categorie assodate dalla società borghese. Sfilano dunque artisti stravaganti e irrequieti come Marcel-Lenoir, esecutore di Le Monstre, esposto all’ultimo Salon de la Rose+Croix nel 1897 e realizzato in litografia per l’editore parigino Arnould, Georges de Feure, autore di opere cardine legate al tema della femme fatale e delle femmes damnées di retaggio baudelairiano, Valère Bernard e Marcel Roux con le loro iconografie metamorfiche e diaboliche sospese tra il Bene ed il Male, oppure un insolito Félix Vallotton alle prese con l’immagine della donna sfingica e pericolosa. L’Art Nouveau reitera i temi ricorrenti del Simbolismo e li stempera nel suo straordinario linguaggio decorativo. Centauri, sirene, streghe, spiriti e danze macabre popolano l’immaginario artistico divenuto ormai una koinè internazionale. Così accanto alle Petites faunesses di Eugène Grasset, alle sirene sinuose e ammalianti di Hénry Héran e Louis-Maurice Boutet de Monvel, sfilano le streghe di Heinrich Vogeler, Albert Welti e Carl Schmidt-Helmbrechts.

Anche le fantasie mitteleuropee sono disseminate di centauri, fauni, tritoni e sirene, ispirati spesso dal genio patriarcale di Arnold Böcklin, alle radici di molta cultura figurativa dello Jugendstil monacense: ecco così le impertinenti scorrazzate di fauni in fuga di Otto Greiner o le lotte giocose di Franz von Stuck. Non mancano gli artisti fiamminghi come James Ensor con l’ironia macabra dei suoi scheletri che si scaldano alla stufa o Charles Doudelet con una ambigua immagine femminile usata per la propria carta da lettera.

Il mondo anglosassone è rappresentato a partire dalle ultime inquietudini preraffaellite di Dante Gabriel Rossetti, passando per l’Aesthetic Movement di Charles Ricketts, Laurence Housman e Thomas Sturge Moore, fino al talento innovatore del grande Aubrey Beardsley, che attraverso l’erotismo e il grottesco scardina la morale vittoriana e apre la strada ad Austin Osman Spare, detto “Lucifer of London” e uno dei primi artisti ad applicare il disegno automatico, mediante il quale creò esseri mostruosi e blasfeme congiunzioni di grande potenza.

Vari sono anche gli artisti italiani rappresentati nel loro affrontare tematiche conturbanti e misteriose, da Alberto Martini a Raoul Dal Molin Ferenzona, da Francesco Nonni ad Antonello Moroni, da Guido Balsamo Stella e Giulio Aristide Sartorio a Ferruccio Pasqui e Irma Pavone Grotta.

Tra i libri sono esposti gli esemplari Tales of Mystery and Imagination di Edgar Allan Poe e il Faust di Goethe, entrambi illustrati da Harry Clarke, Il castello del sogno di Annibale Butti illustrato da Alberto Martini, Manhood di Ralph Nicholas Chubb e Goblin Market di Christina Rossetti con le illustrazioni di Arthur Rackham, fino a Der Golem di Gustav Meyrink illustrato da Hugo Steiner-Prag che interpreta il fascino spettrale della Praga magica di inizio Novecento.

La chiave macabra e il rovesciamento dei ruoli sono presenti in mostra con esemplari caratterizzati da una brillante ironia, capaci di rompere luoghi comuni e offrire anche ai ragazzi una lettura più consapevole e meno stereotipata. Tra i contemporanei Maurice Sendak negli anni Sessanta del Novecento pubblicava Where the Wild Things Are, i suoi mostri erano creature che riportavano a una origine selvatica e libera nella loro essenza. Edoardo Fontana ha dedicato loro un saggio, come straordinario capitolo dell’illustrazione: «Where the Wild Things Are è capace di trasportare dentro una favola moderna, paurosa e insieme attraente, con un disegno colmo di riferimenti colti − tanto da stupire per la rete quasi irrisolvibile di rimandi − e di straordinarie invenzioni a metà tra sintetismo e descrittivismo magico».

Accanto a lui, Post-it Monster di John Kenn Mortensen e L’Ospite Equivoco (The Doubtful Guest) di Edward Gorey, i disegni dell’illustratrice Nicoletta Ceccoli che racconta l’oggi attraverso le rappresentazioni di personaggi delle fiabe o del mito, con i corrispettivi mostri, fino al segno di Matteo Giuntini dove si sovrappongono strati di significati e colore e infine a Jacopo Pannocchia con il suo cupo immaginario fatto di ibridazioni tra esseri viventi.

Tre contemporanei chiudono l’esposizione con disegni originali e xilografie, Agostino Arrivabene, Edoardo Fontana e Francesco Parisi, artisti che, pur nella spiccata diversità, condividono una comune ispirazione: giungendo ognuno a risultati estremamente singolari, personali, non confondibili, radicano la loro ricerca nella più tradizionale ispirazione artistica tracciando una linea che attraversa Umanesimo, Primitivismo e Simbolismo.

Emanuele Bardazzi & Silvia Scaravaggi

Mostri. La dimensione dell’oltre

23 ottobre – 12 dicembre 2021

A cura di Silvia Scaravaggi

Sale Agello – Museo Civico di Crema e del Cremasco

Piazzetta W. T. Gregorj, 2, Crema (CR)

Mostra prodotta e promossa da

Comune di Crema, Assessorato alla Cultura

Catalogo edito da Museo Civico Crema

con testi critici di Emanuele Bardazzi, Edoardo Fontana e Silvia Scaravaggi